Progetto Athanor >> Capo III: Arte, Società e Cultura secondo il pensiero di Luciano Pizziconi>> 3.12 Il privilegio di poter servire (discorso tenuto al Palacio de Cristal di Oporto)

«Il privilegio di poter servire»

(discorso tenuto al Palacio de Cristal di Oporto)

 

Nell’arco della mia vita raramente ho ascoltato “parola” che fosse degna di fede... o “fede” che non fosse già invalidata nella sua prassi.
Sicché, nel fondare il Progetto Athanòr, ho ritenuto equo astenermi da ogni forma di ambiguità, tuttavia senza smettere di interrogarmi su un orizzonte che ponesse il discrimine tra verità ed autoinganno, o cercare l’agire che, al di là delle affermazioni, testimoniasse una «fede» coerente nella sua pratica e imparziale nei suoi giudizi.
Intendo alludere il «Cum», quel linguaggio del «Noi» che fa anteporre al vantaggio individuale il ‘Bene comune’ o lo fa coincidere.

Diversamente, allorché si parli del “bene”, ciascuno adotterebbe, così come accade nel tempo nostro, una visione adulterata e parziale, soggiacente cioè agli interessi che rappresenta anziché convergente nello spirito di giustizia che dovrebbe animare le singole istanze verso un unico referente sensibile.
Occorre allora la riscoperta di un fondamento etico inequivocabile, che non possa esser causa né oggetto di diatribe pretestuose o argomentazioni posticce... e che dunque le “opinioni” non possano scalfire, né l’avidità mutare di contenuto o la faziosità sovvertire...
Si vuole ancora alludere, qui, ad uno stato della coscienza armonizzata ad alimentare la permanenza del «vincolo solidale», che dev’essere prima di ogni economia, tecnica, legge, professione, dottrina o statuto morale, poiché il suo «valore» esprime la sostanza primigenia ed il nesso di tutto questo e quant’altro di più nobile ed essenziale stabilisce l’uomo nella sua umanità e, dunque, nel suo rapporto con l’Altro.

E infatti, famiglia, comunità, nazione o “villaggio globale” che volessimo esaminare, come si può non implodere se tali istituzioni perdessero la forza coesiva e inclusiva del patto per cui sono costituite?
Microcosmo e macrocosmo che sia l’organismo considerato, «Io e Tu» rimangono paritari e cooriginari finché permane la memoria condivisa del vincolo che ci trasse dalla natura mitigando gli istinti... e dunque di una cultura che ne garantisca e ne trasmetta il «Valore».
Si può quindi affermare che «senza solidarietà non si dà cultura», poiché verrebbe meno quel delicato equilibrio la cui essenza e il cui nucleo alimentano il tessuto relazionale continuo nella sua elaborazione presente... e che ogni forma comunitaria, pertanto, dovrebbe assumere quale fonte primaria non soltanto della propria sopravvivenza ma della ragione etica stessa per cui le fu dato di esistere.

Con umile spirito di servizio, è per onorare quel vincolo che oggi mi trovo qui... per ribadirne la valenza fondante... se è vero che, mediati attraverso un tale ‘denominatore’, i nostri idiomi convergono in un solo linguaggio, in un ‘principio’ condiviso che non può accogliere manipolazioni né abusi, giacché la sua corruzione porrebbe noi stessi al di fuori del consesso umano, lasciandoci ontologicamente privi del «Centro» e del «Cum» che unisce l’essere agli enti e ciascun essere agli altri esseri.

È nel segno di questo «Legame» che il Progetto Athanòr si sposta di luogo in luogo, cercando di contribuire, sia pure modestamente, al sostegno di coloro che, con i suoi imperscrutabili giochi, la sorte tende ad emarginare.
Vorrei soltanto aggiungere che la presenza di un pubblico così partecipe, la fraterna accoglienza delle maggiori Istituzioni Culturali della città di Timi
şoara, nonché la sincera adesione di tante personalità prestigiose, mi colmano di commozione e di orgoglio, perché ciò mi conferma che gli animi ardimentosi non temono di condividere questo cammino.

Vi ringrazio. Ho concluso.

 

 

Timişoara,
Università di Vest, Sala Consiliare,
li 29 aprile 2010

Luciano Pizziconi