Progetto Athanor >> Capo III: Arte, Società e Cultura secondo il pensiero di Luciano Pizziconi>> 3.7 Un saggio sulla narrativa (L’amore eterno secondo Veronica Balaj)

L’Amore eterno secondo Veronica Balaj
Considerazioni sul romanzo «Baltazara»

Ben pochi autori, a mio avviso, come Veronica Balaj, hanno saputo assimilare - e trasmettere nella propria scrittura con tale ricchezza di argomentazioni e di sfumature - la psicologia del profondo, il simbolismo dell’anima ed il crudo verismo dell’esistenza.
Ancor meno, suppongo, avrebbero potuto trascrivere la disfatta dei rapporti umani quando, come in questo romanzo, si mettano a confronto im-mediato le sovrastrutture mentali indotte dalla nostra “cultura” - quali, ad esempio, l’“amore sacrificale”, per lo più al femminile - e le pulsioni ancestrali, che non cessano mai di oscillare tra una vitalità illusoria, in fuga dalla morte, e un vitalismo essenziale, che giustifica il nostro “esserci” anche quando è manchevole... Il che equivale a svelare l’inconciliabile che si nasconde in certa “letteratura” consolatoria, che non ha alcun valore o speculare incidenza conoscitiva nella trama reale del nostro «essere».
Comprendere questo, significa aver visitato ‘luoghi’ in cui la desolazione toglie il velo dagli occhi e si mostra, in tutta la sua nudità, a chi della propria fragilità non fa conto, e anziché fuggire si addentra... poiché la perdita che si piange non vuole “consolazione”, ma una risposta al
niente che non può essere eluso.

Ha così inizio una discesa nel labirinto della memoria, il cui limbo sta nell’“Ostello”, un ricovero per sconfitti ed emarginati ove l’interprete si è reclusa - dopo essere stata abbandonata dal proprio amante per una donna più giovane -, in un tentativo estremo di oblio, di negazione di sé... mentre gli altri personaggi, e il contesto evocato, adeguatamente rafforzano il nucleo della narrazione.
Poi la risalita faticosa dagli inferi, per scampare alla fredda cavità in cui dimora la solitudine, come una premonizione della vera assenza... Perché amara è la condizione di chi tutto ha impegnato su una sola carta, e non ha altro possibile asilo che nella vita di un “altro”.
Tale è il viaggio di
Baltazara, certamente sovrapponibile all’esperienza di ognuno che abbia osato spingersi fino al fondo di sé... Là dove, contro l’indifferenza, la sola eventualità che rimane è re-inventare l’amore per ri-comprendersi nell’«Amore».
È questo il non-detto che permea di sé le pagine della scrittrice romena, che non smentisce - nella fluidità dello stile e dei contenuti - l’umanità avvolgente di cui dà prova anche nelle sue raccolte di versi.

Baltazara vuol dirci, allora, che quanto più noi pensiamo i legami in termini di “eternità”, tanto più il ‘Tempo’ ci disinganna, mostrando l’usura dei nostri limiti e la durezza inscalfibile della volontà dell’istinto a determinarsi oltre i limiti. Avvertimento di non poco impatto, poiché qui si evidenzia l’origine della frattura tra natura e cultura, che le categorie distorsive della “logica” occidentale forzano ad una assurda contrapposizione - di quelli che sono istinti - sul piano moralmente ambiguo dei “sentimenti”... Come se questi non fossero, invece, complementare amplificazione di quelli, o come se, introdurre arbitrariamente un “correttivo” manipolatorio alla «Logica» naturale, potesse contenere gli effetti delle «Sue» ragioni, che sono giudicate “eccessi” secondo l’ottica soggettiva delle costrizioni indotte o delle aspettative che ne conseguono erroneamente.
Ma amare è estensione non mortificazione di sé.

Ho scritto: «Il gratuito non è sempre dono... soltanto il dono è sempre gratuito»... e nessun altro contenuto, come l’amore, può soddisfare l’assunto. Sapere questo implica la pienezza, e la pienezza implica questo sapere, perché all’interno della regola universale di interazioni e di scambi che ci rende partecipi, dare gratuitamente è ancora donare a se stessi. Perciò «amare» è atto consapevole ed espressione alta di conoscenza... un seme che ci colma e duole, capace di germogliare dal nulla.
D’altro canto non può darsi liberamente chi non è libero interamente... e una libertà così intesa sta appunto in quel conoscere vivo che scorre nel continuum delle cose e degli esseri, in quella trasmutazione alchemica della coscienza che tutto unisce ed include, e che diciamo «Amore» allorché, eccedendo le facoltà “razionali” di immaginarsi, l’uomo si fa parte senziente del concepire... e cioè di un «Legame» che sta oltre la forma temporale del proprio esistere

In Ocre, li 23 febbraio 2010                                                                                                                              Luciano Pizziconi
                                                                                                                                                      (membro H.C. Ass.ne Int.le Critici Letterari)