Progetto Athanor >> Capo IV: Il Teatro di Luciano Pizziconi: alcuni documenti e testi>> 4.2 Luciano Pizziconi tra Socrate e il Socrate


Saggio vincitore della “Borsa di studio per la critica letteraria”
(intitolata al prof. G. Pischedda)

“Si premia un lavoro emblematico da cui risulta la frequentazione del testo e dell’Autore che ha permesso di evidenziare l’asserto dell’opera e il valore del giovane studioso.”

L’Aquila, Università degli Studi,
(3 Ottobre 2003)
La Giunta


Avvertenza

Le finalità di questo saggio (connesse alla “Borsa di studio per la critica letteraria”, istituita dal fondatore del “Progetto Athanòr” ed alla sua edizione inaugurale) erano essenzialmente due.   La prima riguardava espressamente la possibilità di complementare utilmente le strutture istituzionali della cultura, creando spazi intermedi di riflessione e proposta atti a verificare contenuti e funzioni dei nostri linguaggi.   Questo si è potuto avviare superando un “punto di vista anacronisticamente e acriticamente estetico” e, nel contempo, introducendo il concetto di ‘Valore’ dell’esperienza.   Cimentandosi con il testo del “Socrate” (oggetto, per quest’anno del saggio), a giudizio dell’Autore questa finalità è stata raggiunta dai risultati dello scrivente, bene avvalendosi del sostegno dell’Università e del “Progetto”, che qui si ringraziano.   La seconda finalità riguardava, concretamente, l’estensione di quei risultati, coinvolgendo il pubblico dei non addetti e approntando, per quanto possibile, ulteriori strumenti di valutazione e confronto.   A tale scopo, le conclusioni cui lo scrivente è pervenuto sono state inserite in un contesto più ampio che, attraverso una raccolta omogenea di brani, mette a disposizione dei lettori gli stessi parametri di comparazione che ne hanno motivato il parere circa l’opera di Luciano Pizziconi.
Tutti i brani riportati tra virgolette, e in corsivo, riferiscono fedelmente gli scritti o il pensiero dell’Autore; quelli soltanto virgolettati, riferiscono citazioni desunte da Autori diversi.   Le note dello scrivente saranno indicate con la sigla N.d.s., quelle dell’A. con la sigla N.d.A. .

L’Aquila, lì 30/08/2003Marco Di Gregorio

 

Introduzione

(1) - “Socrate”.   Su quest’opera (la prima versione fu data alle stampe nel 1998), giunta alla sua 4^ edizione, l’Autore sembra insistere particolarmente, forse avvertito di aver prodotto cosa non lieve.   L’edizione 2003, tuttavia, si differenzia dalle altre per tre motivi almeno: si basa sulla stesura originale del 1979, viene proposta in cinque lingue ed è distribuita a sostegno del pro.do.c.s. (Medici senza frontiere – sezione di Vasto), membro associato d.p.i. onu. In tale modo, Luciano Pizziconi rende oggettivamente sensibile, nel suo “Progetto” (1) , ciò che a lui sta più a cuore di rammentarci: il nesso tra solidarietà e linguaggio, tra parola ed essere, superando perciò un dire incongruo o un agire abbandonato al caso.   La poesia di Pizziconi, del resto, in sintonia col filosofo, è severa quanto il caso richiede, non si gingilla con dilettevoli motti, non ha tempo per questo… è ridotta, pertanto, alla nuda essenzialità di espressioni che non lasciano spazi all’ambiguità né all’equivoco («Né per lucro, né per donna, né per fama: parlino i versi») (2) , perciò il poeta non dice di sé né per sé, lasciando che l’onore dei fatti testimoni per lui.   Eppure ciò non esclude, ma amplifica, come vedremo, l’intimo compiacersi del fruitore attento, per quella naturale aderenza del testo ad una proporzione, estetica e logica (3) , capace di partecipare l’esperienza che originò l’atto creativo.  Ciò si è reso possibile perché l’A. ha già escluso ogni finalità o pregiudizio che potessero forzarne l’espressione a vantaggio (o sproporzione) di questo o quell’organo dell’insieme (si vedano, in merito, i numerosi e autorevoli saggi apparsi in appendice al “Socrate”).

(2) - In tale ottica, partecipare della Misura è preminente e premesso, e non avrebbe costrutto accostarsi ai suoi versi come “moderno” oggetto di propaganda e consumo, di vaniloquio e di abuso.   È necessaria, infatti, una altrettanto limpida esposizione al testo, non mediata da atteggiamenti impropri né da modelli artificiali, per attingere lo scaturire del senso.   I lavori del poeta-filosofo, in tal modo, sono specchi rivelatori, dopo un lungo e tormentato viaggio nella struttura della coscienza e della funzione dell’Io (che ha richiesto decenni).   Sicché, ove non fossero lui e il suo linguaggio di ostacolo, a una sciatta attenzione, dovrebbero i destinatari stessi farne le veci, disponendosi alla potenzialità dell’impulso («… il di più di coscienza / che si assume il destinatario») (4) .   Discorrendo tra le polarità dei termini, allora, ci occorre il medesimo impegno, anche emotivo, cui l’A. si è sottoposto con volontario spirito di servizio, per assumerne il Terzo, l’elemento di connessione, la medicina.   Far luogo all’Altro: sia esso esteso nell’orizzonte dei rapporti umani, sia esso inteso nella tensione verticale che include l’uomo nell’Essere (la relazione e il valore).   Certo: se tutto ha un “senso” (a priori) in virtù o per vizio del profitto che se ne può trarre, la poesia di Pizziconi è non-senso.   Il solitario Non-Senso di chi partecipa un dono («…perché il “gratuito” non è sempre dono… / Soltanto il Dono è sempre gratuito») (5) .

(3) - Saranno inserite citazioni e riferimenti che potrebbero rivelarsi utile comparazione.   La scelta, comunque, tiene conto della indiscutibile originalità dell’A. che spero emerga nonostante le parole dello scrivente, inadeguate come sono a trasmettere, nelle strutture grammaticali e sintattiche, o nelle categorie concettuali di uso corrente, l’enorme carico di ogni sua singola sintesi espressiva.   Come abbiamo accennato, infatti, non vi è “sforzo formale” nelle pagine di Pizziconi, ma una determinazione fluente, definitiva del segno, come se la parola, autonoma, dicesse per sé.   Anche per questo, la riformulazione con qualunque altro mezzo, sottrae, disgrega o contamina , rischiando paradossalmente, di là delle intenzioni, di guastarne la simmetria dei contenuti e il procedimento analogico, favorendo il “programma” inverso di chi amministra i linguaggi mistificati e di cui, egli dice, «Non puoi curare l’infermità con gli strumenti della malattia discorsiva» (6) .   Perciò la decantazione che l’A. ha compiuto su di sé è illuminante: estraniandosi dai propri strumenti, può totalmente disporne senza polarizzarne gli effetti, cosicché, riflettendosi in ogni sua frase, han prodotto o ristabilito un valore ancor più evidenziato dalle minute sfumature sui significati etimologici, sociologici, storici e simbolici delle sue componenti…   Senza più “elaborare”, il poeta può volgersi all’interno della persona come a un referente ideale di tutti i soggetti e di tutte le relazioni.

(4) - Traendolo dagli scritti, pertanto, si offrirà un glossario del suo “gergo” espressivo, in modo da non depauperarne l’efficacia con trasposizioni deboli e involute… Per questa esplorazione, tra i molti articoli e saggi da lui pubblicati, lo scrivente si atterrà prevalentemente alle relazioni inviate una al “I Congresso di Cammineria Andina” (i ca), Pontificia Universidad Catòlica del Equador (Quito) e, l’altra, al “VI Congresso di Cammineria Ispanica” (vi ci) (7) , tenutosi tra L’Aquila e Madrid… nonché alle conversazioni avute durante i suoi seminari a Villa Athanòr e alcuni inediti.   Contemporaneamente, si indicherà una lettura sinottica con delle note che rimandano al testo, evidenziandone alcuni degli aspetti notevoli.  Infatti, nonostante la sua trattazione, assai scarna, lo smisurato estendersi dei contenuti, ben oltre i 500 versi espliciti del poema, restringe lo spazio consentito al presente saggio.   Allo stesso modo si è superati, nelle domande, per il procedere simultaneo dell’A., riconducendo tutto a quel nucleo che egli chiama Arkhè o modello di relazione originario: l’Implicito della materna Sostanza.  Un argomentare “concentrico” che, dal nucleo verso l’esterno o dall’esterno al nucleo, per successive inclusioni non lascia debiti alla chiarezza.   Visionario e concreto, il suo linguaggio è latore di molti linguaggi e, nel contempo, frattura degli elementi opposti fissati negli schemi prestabiliti.


1 (N.d.s.) Il suo lavoro, rimasto per anni alla portata di soli amici e conoscenti come oggetto di corrispondenza e scambio di opinioni, si offre oggi ad un pubblico più vasto ed è sostegno teoretico del Progetto Athanòr. L’Associazione e il Collettivo d’Arte dei quali Pizziconi è il presidente fondatore, riuniscono e promuovono l’attività di scrittori, poeti, musicisti e pittori, il cui impegno per una cultura della solidarietà è favorito dalla distribuzione gratuita delle sue pubblicazioni, oltrechè dagli apporti eventuali dei soci. Quest’anno, per la prima volta, Pizziconi e Athanòr si avvicinano all’Università, proponendo un concorso per la critica letteraria e una borsa di studio che ribadiscono gli aspetti inscindibili del progetto.
2 “Atti Alchemici” – P.L. – 1^ e 2^ ed.
3 «Il vero e il bello è anche l’utile e il buono, ché la Sostanza è una sola; oppure non è sostanza, né artista, né arte.» P.L. - “Lettere”.
4 “Centomaschere” – P.L. – 2000.
5 “Atti Alchemici” – P.L. – 1999.
6 “Lettera a Socrate” – P.L. – 1999.
7  Edizione integrale, inedita.