Progetto Athanor >> Capo IV: Il Teatro di Luciano Pizziconi: alcuni documenti e testi>> 4.3 Testo del Socrate

Dalla Trilogia del  Sacrificio,

Socrate

di Luciano Pizziconi  
(1¬ stesura 1979)

 


«Ognuno che vive
mangia il pane dei morti,
finchÚ i morti rivivono.»
(L.P. - 1979)




ANTEFATTO:
“IL GIUDIZIO”

 

Imputato:
… Cosa insegna la Norma?
“ognuno è l’Essere,
nell’essere di Ognuno”.
Siamo all’interno del Sacrificio.

Nella brutale iniquità della sua forza,
invece, sta riposta la legge
ma, come tu stesso apprendi,
quel che la rese “funzionale”
sopravanza il diritto,
spegnendone l’efficacia.

Dunque tu la “rafforzerai”,
logorando il Perno, aggravandone il peso;
finché sia intollerabile il giudizio,
inapplicabile la sentenza.
Trova la (tua) Misura,
non sei estraneo al verdetto.

Giudice:
… Io non conosco alcuna condizione
che possa mutare il mio giudizio
ma, se vuoi che ti assolva,
mostrami quella “Norma” che dici,
o metti nelle mie mani uno strumento
che ti possa servire.

Imputato:
… Non puoi essere “giusto”
se tolleri l’ingiustizia;
se non tolleri l’ingiustizia
devi essere giusto.

Disponi l’occhio della (tua) coscienza
finché tu veda ciò che mi chiedi,
anziché chiedere quel che non vuoi vedere:
questo era il luogo ove non osi entrare,
non farmi responsabile della (tua) inadempienza.

L’anima lignea che tu chiami legge
è una parola che mi fa tremare:
per gli eletti è “uguaglianza”,
ma per gli esclusi è il fato, lo squilibrio, il destino.
Non menomare la (tua) parentela.

Nulla è determinato ancora,
eppure si palesa; e tuttavia “non sai”
che potrebbe essere in modo diverso:
dipende da come guardi.
(Ora sei centro dov’eri margine,
ora sei margine dov’eri centro…)

La città mi designa colpevole
e la leggeha sanzionato la pena;
perciò trova la condizione di “colpa”
e sapremo dov’è mai l’innocente…
Se tu inscrivi su di me questa “logica”
sarò il nesso della (tua) congiunzione,
l’apparenza di una parvenza che non appare.

Guardami:
soltanto se mi vedi muterà la sentenza
perché si muterà il (tuo) giudizio;
dunque non chiedermi “nuovi strumenti”
ma rendi operante lo spirito di giustizia,
libera in te stesso il Non-Soggiacente…

Giudice:
… Non è questa, la via.
Io conosco la Legge che fu scritta
e tu, che pretendi nuovi patti, tra noi,
vuoi discutere tutto.
Con estranea parola,
ora infrangi il riposo dei Padri,
disseppellendo l’ossa
che fanno la grandezza dello Stato.

Sia maledetto, dunque,
il veleno che sovverte la mente,
facendo del Potere un tributario
dell’altera coscienza
e d’ogni cittadino un “nobile sovrano”
che non conosce obbedienza.

Ti piegherò le ginocchia,
poiché sulla tua morte è fondato il Diritto
e, nella mia sentenza,
finanche la pace degli dèi confida.

Imputato:
“… Non c’è fuori né dentro,
tutto è margine e centro.”
Così ripete il Dio che mi parla,
e ne accolgo la voce,
e ne sopporto il senso.

Ora ti mostro come la coscienza
sia una sposa obbediente,
semmai la legge si congiunge alla Norma
e sempre ad essa attiene e si conforma.

“Ecco”, mi dico, “colui che non prevale vince:
a lui soltanto, che dona,
tutta la verità si dona (cosiccome offerente
a coloro che vogliono intenderla),
ché il suo intento era senza malizia,
la sua azione gratuita…
Non conosce l’abuso.”

Cerca la Coppia degli dèi padrini.
Chi vede oltre il momento è senza inganni,
la sua memoria vive
di là del tempo suo e delle ragioni del tempo…
Allontana da te la sizigia.

Ma applicasti la legge,
tollerasti l’inganno;
hai pensato: “io sarò l’ultimo
a subire le conseguenze…”

Questa è la “regola” che s’attira il danno:
se la parola non ha identità,
non dovevi pensare che c’è differenza;
poiché l’uno è funzione dell’altro,
non sapevi che l’ultimo è funzione del primo?

Sciogliere il sale del concetto,
nelle acque dell’essere, era questa l’accusa,
tale è la mia sedizione;
ed ora, munito della legge” ,
darai fondo al (tuo) lutto,
protetto dalla “sacralità” del momento,
dagli orpelli di scena,
dalla “potenza” oscura che ci elude,
ci separa e ci esclude…

Guardati:
essere qui, senz’esserci, è intollerabile pena,
mentre attraversi in fuga
il margine d’ombra della (tua) esistenza…
La folla che ci osserva non è più distante,
eppure mai, noi due, staremo più accanto.

Giudice:
… Come gola e coltello.


Imputato:
… Certo un logografo farebbe di meglio,
ma non ho avuto mai più di un obolo,
in bocca, quanto suole per pagarsi il passaggio.
Dunque mi appresto…

Faremo “noi” come le fratrie di guerrieri,
che con manti di lupo, nottetempo, e denti,
vanno per le campagne di Laconia,
sopprimendo l’inerme,
recidendo le vigne,
dissanguando gl’iloti?

Se quale sia, la “legge”, non la puoi ignorare,
quale che sia la legge, poi, tu la devi applicare.
Perciò ti dico:
tu non sei espressione della Norma,
ma di questo potere ;
paura e violenza ti siedono a fianco,
i “tutori dell’ordine” che ci ha condannati…

Né può risolversi la (tua) contraddizione:
Necessità e Privilegio
non convivono alla stessa mensa,
Ananke è la sostanza
e la (tua) leggeeccedenza.

Per tutta la mia vita ho interrogato gli dèi,
ogni vantaggio escludendo,
rinunciando al piacere.
Confidami, dunque, questa occulta ragione,
poiché di certo non ignori che s’appressa la morte,
e non vedi il mio scopo.
A lei sola consegno l’intenzione (e il suo frutto).

Giudice:
… Quest’arringa mi assolve,
e la tua sorte mi consola.
Portiamo a compimento il giorno
e la rievocazione : è quanto si richiede al coro,
dal proscenio dell’areopago.
(Esce dal Cerchio.)

 

PROLOGO:
“IL SILENZIO”
… Tu che m’interroghi senza cognizione
non insidiare la mia poca saggezza
per non pagare il prezzo che mi costa.
Le tue risposte le conosce il silenzio.

 

CATTIVITÀ:
“IL TREDICESIMO”

1° giorno: “la presunzione”.
… Egli non è abitato dalle sue percezioni:
la sua casa è uno schema
sul fondamento del pregiudizio.
È questo il delirio dei “sapienti”;
e poiché la presunzione circuisce gli stolti
lo Spirito s’è allontanato da lui.
Non dimorano lo stesso luogo.

2° giorno: “la passione”.
… Permuta l’impermanenza delle tue passioni
in una permanente disposizione ad amare:
attraversa lo spazio che mi separa da te
e noi dal Sé. È chiamato “Conoscere”.
Sii l’eccezione, in un mondo che si congeda.

3° giorno: “il mormorare”.
… Il mugugnare dei molti
non consegue dall’ingiustizia di pochi,
né dall’apprendere come va il mondo;
bensì dal non avere anch’essi
tutto quello che vogliono,
in questo mondo, così com’è.
Nessuno ha udito il mormorare dei morti.

4° giorno: “la pietà”.
… Soltanto dal Dolore si apprende
a superare il “dolore”,
poiché la troppa pietà di noi stessi
a questo conduce, al sacrificio dell’Altro.

5° giorno: “il dovere”.
… Ove il pensiero è indotto dall’esterno,
far “bene il proprio dovere”,
è questo il massimo che può concepire,
il cittadino, assolvendo se stesso dal crimine
delle sue conseguenze.
Rifletti: i servi migliori del tiranno
non svolsero, in modo più che adeguato,
il compito che un’obbedienza cieca
aveva già determinato?
L’ambiguità morale si esprime in chiasmi,
poiché un’ambizione eccellente
sempre si volge all’eccellenza delle ambizioni:
assimilarsi a un padrone.

6° giorno: “l’esserci”.
… Vivere sarebbe insostenibile
se dietro la brutale oscurità che ci sommerge
non scorgessimo aurore.
Ma non contare sulle effemeridi:
l’essere Presente è il presente dell’Essere;
l’Essere presente nel Presente dell’essere
è l’esserCi. Vedi? So farlo anch’io!

7° giorno “il piacere”.
… Cosiccome il piacere
l’eternità non si può contrattare;
e forse allora si realizza al meglio,
quando la cosa, ormai, non ti riguarda.
Ora conosci l’etimo della mia speranza.

8° giorno: “la religiosità”.
… E se una religione esiste
il legame sta dentro di noi
poiché, come tu stesso apprendi,
i “padri” lo possono ottundere,
ma non potranno scioglierlo
e neppure annodare.

9° giorno: “la sofferenza”.
… Il tuo sforzo inaudito
è una temerità senza costrutto
e non t’assolve
dalle crudeli implicazioni della tua intemperanza.
Opporsi all’ineluttabile
aumenta la sofferenza,
rendendo ogni tuo gesto
rancorosa lagnanza.

10° giorno: “il linguaggio”.
… È la mia stessa esperienza a confidarmi
che la “natura” ha il linguaggio delle nostre intenzioni.
Dunque nulla è dato per sempre
se ricusiamo l’arbitrio della “Grande Menzogna”
(o, a loro insaputa, i figli,
riceveranno il gène dell’errore,
ne subiranno le conseguenze).

11° giorno: “la giustizia”.
… Finché difenderemo
solo quello che ci avvantaggia
abuseremo la Norma;
poiché nessuna eredità costituita
di regole, sentenze e tradizioni
potrà coglierNe il fondamento,
la Sostanza operante nella Legge:
lo Spirito di Giustizia.

12° giorno: “la certezza”.
… Non basterà il tuo sdegno a giovarmi,
né ignorare la leggemuterà la mia sorte.
Le accuse son chiare, i motivi evidenti.
Non ti confondere,
o quando la vita ti sfuggirà dalle mani
quello che rifiutasti per orgoglio
lo chiederai per pietà.
Non simulare limpide previsioni,
poiché la tua incertezza è palese.
Perciò ti dico “resta”,
se hai deciso di andare,
e “va”, se a te sembra più facile restare,
ma lascia alla mia coscienza
di risolvere i suoi legami.

13° giorno: “la libertà”.
… Guardati: il corpo è fuori
e la mente in gabbia,
perciò gli occhi stupiscono
osservando le membra
che si credono libere.

14° giorno: “la sizigia”.
… E cavillando, come farebbe chi
vuole trarne un vantaggio,
guai per gli stolti che nell’avidità distinguono
il “bene” dal “male” e il “vero” dal “falso”,
poiché essi stessi decidono
di questa calamità che divide lo Stato.
Se lo strumento è guasto
non accanirti: mutalo!
giacché per la medesima ragione
sei tu stesso diviso.
Conciliare gli “opposti”
è risolvere la tua prima sizigia;
quanto a me non reclamo diritti,
ma un sol gesto di lapidaria potenza
che val mille giudizi.

15° giorno: “la verità”.
… E seppure io t’indicassi
la verità più esatta e meditata,
cosa te ne faresti
se non la puoi consultare?
Se poi tu la volessi intendere e onorare
posso dirti soltanto come la puoi trovare:
ad applicare il responso
pensaci tu.

16° giorno: “il sapere”.
… La differenza che non vedi
è quella che non appare:
finché non apre un varco,
nella tua coscienza,
sapere o non sapere,
il limite è evanescente.

17° giorno: “la sintesi”.
… Non  adattare il diritto a un concetto perverso
e la “virtù” della leggeai tuoi adattamenti.
Già essa è la somma d’innumerevoli arbitri,
e ne genera altri.
Sintetizza te stesso, dunque,
e riconduci il senso delle mie parole
all’unità della Norma.

18° giorno: “la veglia”.
… Segui una tal saggezza e non la mia,
poiché la Verità non è una formula
ed esige l’atto presente,
una veglia continua della tua coscienza.
Irrilevante è il consiglio,
ma abbiti cura.

19° giorno: “il fluire”.
… Colui che afferma “io sono”
è in aperta contraddizione,
poiché “io” deve solversi
per affermare l’Io.
Occorre che “tu” sia finché sia Io,
e occorre che “io” sia finché sia Tu.
Questo son io se tu sei questo
e tu sei questo se questo sono io.
Egli soltanto è (l’Essere).
Fluisci.

20° giorno: “il superamento”.
… Prima fu l’osservanza della legge,
poi la comprensione, nella “legge” ,
infine il superamento della “legge”.
Per non abusare della Legge.

21° giorno: “il bersaglio”.
… Temi piuttosto di mancare il bersaglio,
poiché il “saggio” che evita la morte
o non sa tutto quello che dice
o non dice tutto quello che sa.

22° giorno: “la contraffazione”.
… False premesse conducono a false conclusioni,
e il consuntivo della nostra vita
lo faranno gli “altri”
mentre “giocano” con ogni cosa
senz’apprendere nulla.
E chiameranno “storia”
questa lunga contraffazione.
Ecco: riconosci i nemici
del genere umano.

23° giorno: “l’abuso”.

…Poiché l’arbitrio della legge
ha forzato la Norma,
la “regola” dell’uomo è forzare la “legge”;
e dunque apprendi che la “legge più giusta” è concepita
per essere forzata:
e questo fa di te uno schiavo,
poiché miseramente fuggi
quello che liberamente hai accettato.

24° giorno: “la trasgressione”.
…La tua trasgressione senza colpa
ha rafforzato la legge,
ma è questa fuga ingannevole
che la fa “necessaria” .
Ora la tua vergogna retroagisce
sulla memoria dell’Altro.

25° giorno: “gli untori”.
… E come infrangendo la sua tregua,
il Dormiente, si destò dal non-essere,
evocando il Principio…
Prima fu l’Armonia,
Colei che occultamente operando,
nei recessi dell’Anima,
ovunque a noi si manifesta
quale Coppia divina.
Poi vennero gli untori,
che dubitando della sua saggezza
escogitarono inganni;
finché l’uomo conobbe l’eccesso,
dolore, dismisura e distanza,
la piaga e l’orgoglio della sua frattura.
Dissero: “Finché resteranno,
nel cuore della Norma non li potremo piegare.
Dunque facciamo una Legge che separi
la Terra dal Cielo; genere o specie,
recidiamo i legami che uniscono le membra
all’intento divino,
la verità alla sua stirpe.
Saturiamo di riti il tempo di queste creature,
e poiché non potranno sottrarsi
al proprio Istinto, l’innocenza si estingua:
i tendini corrosi dai continui colpi,
siano in perpetuo schiavi della loro colpa.
Si moltiplicheranno, sì, ma non cresceranno:
nessuno mai potrà riaversi, dall’amaro veleno,
furtivi come ladri, nella luce e nell’ombra.
Se noi lo vorremo,
crederanno sia lecito cibarsi ogni due giorni,
piuttosto che due volte al giorno,
o con diversa astuzia l’indurremo
alla voracità insaziabile dei folli”.
Perciò si videro re-sacerdoti,
poi re e sacerdoti
e, infine, questa moltitudine di “saggi”
che opprime la virtù con insulso clamore.
Quello che chiamano “sacro”
è vana magniloquenza,
ma quel che hanno chiamato “giustizia”
è il seguito della loro arroganza.

26° giorno: “il profitto”.

… Teologica conseguenza di una logica storpia,
la devastante ipocrisia del conformismo
ti prenderà per la mano,
e il “razzismo dello spirito”
sarà come lo “spirito del razzismo”.
Tu chiamale “appartenenze”, se vuoi,
caste, oligarchie o partiti,
istituzioni, religioni o etnie,
ma sia maledetto colui che prevale
poiché l’Altro (a) sarà ridotto al silenzio.
È la tragica ironia delle illusioni
a disporre il proscenio,
e tu verrai corrotto prima di entrare in scena.
Quella Diversità che plaude l’Infinito
si volgerà in diffidenza, e tu le sarai nemico.
L’egoismo apprenderà la lezione
dai suoi “figli maggiori” : abietti mortali
cancelleranno gli archetipi e i modelli
per manovrare gli “dèi”.
Guarda: tutti si volgeranno al (dio) Profitto,
e non c’è legge che trattiene il contagio.
Il “controllore” ha perduto il controllo,
è il Sacrificio globale.

27° giorno: “l’apprendimento”.
… Forse tu udisti più di quanto io potessi dire.
Felice è colui che dopo avere appreso
ebbe la sorte di dimenticare
tutte le cose inessenziali.

28° giorno: “la logica storpia”.
…Ma l’assenza di prove non è prova d’assenza,
e in quel che di più santo si realizza, l’Uomo,
io sarò realizzato…
Non offrire “pretesti”.
Perciò non adattarti a questo immobilismo
che tu chiami “rivolta”:
la natura dell’uomo si cura
dall’interno dell’uomo…
Sii temperante, dunque, e converti la mente,
poiché lo “Stato” ha il torbido aspetto
dei tuoi più riposti pensieri.
Porgi orecchio al mio intento segreto
finché l’atto confermi la mia proposizione:
non è la “regola” a cambiare il mondo
ma la sua eccezione,
se la regola vuole che mi sottragga alla morte.
Allora tu saprai che Una parola
urta con tale forza ogni finzione
che la violenza ti cadrà di mano
e la paura dal petto.
Non secondare la logica storpia, Critone.
(Beve la cicuta.)

 

EPILOGO:
“IL TESTIMONE”

… Alcuni posseggono il dono dell’eloquenza,
altri soltanto l’eloquenza del Dono:
giustizia infamante,
ripugnante giudizio.
La nave di Stato fa ritorno,
dal suo viaggio annuale, dall’oracolo a Delo,
ma temo per la città:
gli Dèi non parlano ad Atene.
Ora il cerchio del fato si conclude,
ma Socrate è oltre;
perciò leggi la mia storia come vuoi,
non c’è fine né inizio.
E mentre la ruota scorre,
sopra i dodici segni,
egli è l’occulto centro, un seme,
colui che non si manifesta e li contiene.
L’ “opera buona” non sussiste,
a mio giudizio,
ma una buona Opera resta.
Questo io dedico
All’Amore più casto e veritiero.
(Esce piangendo.)

From “The Sacrifice Trilogy”,

Socrates

by Luciano Pizziconi
(1st editing 1979)

Translated
by J. Concordia – L. Pizziconi
 

«Everybody who lives
eats the bread of the dead,
until the dead relive.»
(L.P. - 1979)




ANTECEDENT FACT:
“THE JUDGMENT”

 

Accused:
...What does the Norm teach?
“everyone is the Being,
in the being of Everyone”.
We are inside the Sacrifice.

In the brutal iniquity of its force,
instead, it is kept the “law
but, as you learn,
what made it “functional”
smothers the right,
cancelling its efficacy .

Therefore you are going to “reinforce” it,
damaging the Hinge, overloading its weight;
until judgment becomes intolerable
and the sentence inapplicable.
Find your Limit,
you are not extraneous to the verdict.

Judge:
... I do not know any condition
that might change my judgment
but, if you want me to absolve you,
show me the “Norm” that you are talking about,
or put in my hands an instrument
that can be useful to you.

Accused:
...You cannot be “just”
if you tolerate injustice;
if you cannot tolerate injustice
you have to be just.

Place an eye on your conscience
until you can see what you are asking me,
rather than asking what you do not want to see:
this was the spot where you do not dare to enter,
do not make me responsible for your default.

The blunt soul that you call “law
is a word that makes me tremble:
for the elects  it's “equality”,
but for the excluded it is fate, lack of balance, destiny.
Do not maim your relationships.

Nothing is determined yet,
and yet it reveals itself; however “you do not know”
that it could be in a different way:
depends on how you see it.
(Now you are the centre where you were the edge,
now you are the edge, where you were the centre ...)

The city judges to me guilty
and the “law” has sanctioned the penalty;
so find the condition of “guilt
and we will know where is the innocent…
If you inscribe on me this “logic
I am going to be the relation of your bond,
the appearance of a substance that does not appear .

Look at me:
only if you see me the sentence will change
because your opinion will change;
therefore, do not ask me for “new instruments”
but make the spirit of justice operate,
release in yourself the Non-Subject...

Judge:
…This is not the way.
I know the Law that was written
and you, that demand new conditions, between us,
want to discuss everything.
With a strange word,
now you break the  Fathers’ rest,
disinterring the bones
that make the greatness of the State.

Be damned, therefore,
the poison that subverts the mind,
making of the Power a tributary
to the proud conscience
and of every citizen a “noble sovereign”
who does not know obedience.

I will bend your knees,
since upon your death is founded the Right
and, in my sentence,
even the peace of the gods confides.

Accused:
“...There is neither outside nor inside,
everything is edge and centre.”
Thus repeats the God that speaks to me,
and I welcome his voice,
and I bear its sense.

Now I show you how the conscience
is an obedient wife,
if ever the law joins in the Norm
and always follows and conforms to it.

“Well”, I say to myself, “he who does not prevail, wins:
only to him, who gives,
all truth is donated (offers itself as offering
to those who want to understand it),
for his intent was without malice,
his action  was free…
He does not know abuse.”

Search for the Couple of the tutelary gods.
He who sees beyond the moment is without deceits,
his memory lives
beyond time and the reason of time…
Keep away from you the sizigia.

But you applied the “law”,
you tolerated deceit;
you thought: “I will be the last one
to suffer the consequences…”

This is the “rule ” that attracts the damage:
if the word does not have identity,
you did not have to think that there is a difference;
one is function since of others,
did you not know that the last one is function of the first one?

To dissolve the salt of the concept,
in the waters of being, this was the charge,
such is my sedition;
and now, armed with “law”,
you will give shape to your mourning,
protected by the “sacredness” of the moment,
by the hangings of the scene,
by the dark “power” that eludes
and estranges us…

Look at yourself:
to be here, without being in it, is an intolerable penalty,
while you cross in feeling
the dark edge of your existence…
The crowd that observes us, is no longer distant,
and still, we will never stand by each other.

 Judge:
… Like throat and knife.


Accused:
… A counsellor could certainly do better,
but I have never had more than a mite,
in my mouth, what is enough to pay the passage.
Therefore, I am going to get ready…

We will behave like clans of warriors,
that with a wolf’s skin, by night, whit teeth,
are going towards the fields of Laconia,
suppressing the defenseless,
cutting the vineyards,
bleeding the helots?

If whater is the “law”, might be you cannot ignore it,
whater the “law” is, then, you must apply it.
So, I tell you:
you are not expression of the Norm,
but of this power;
fear and violence sit beside you,
the “guardians of the order” that has condamned us…

Nor can the contradiction be resolved:
Necessity and Privilege
do not share the same table,
Ananke is the substance
and your “law” in excess.

All my life I questioned the gods,
excluding every advantage,
renouncing to pleasure.
Confide in me, so, this secret reason,
because you do not ignore that my death is close,
and you cannot see my purpose.
Only to it I consign the intention (and its result).

Judge:
…This harangue absolves me,
and your destiny consoles me.
let us bring the day to fruition and is rievocation:
it is what the Mayors are asking me
from the proscenium of areopagus.
(Come out of the circle.)

 
PROLOGUE:
“THE SILENCE”
… You that interrogate me without knowledge
do not undermine my little wisdom
to not pay the price it costs me.
The silence only knows your answers.

 

CAPTIVITY:
“THE THIRTEENTH ”

1st  day: “the presumption”.
... He is not inhabited by his perceptions:
his house is a model
on the foundation of prejudice.
This is the delirium of  “wise-men”;
and since presumption surrounds the foolish
the Spirit went away from him.
They do not reside in the same place.

2nd day: “the passion”.
… Permute the non-persistence of your passion
in a permanent disposition to love:
cross the distance us that separates me from you
and us from the Self. It is called “Knowledge”.
Be the exception, in a world that is takes leave from itself.

3rd day: “the murmur”.
… The grumble of many people
does not derive from the injustice of a few,
neither from learning how the world goes on;
but from no having
all that they want,
in this world, as it is.
Nobody has heard the murmur of the dead.

4th day: “the pity”.
… Only through Suffering can you understand
how to overcome the “pain”,
for too much pity for ourselves
leads us to this, to the sacrifice of the Other.

5th day: “the duty”
… Where the thought is induced from the exterior,
“to do one's duty well ”,
this is the maximum that it can conceive,
the citizen, exculpating himself  of  the crime
and its consequences.
Reflect: the best servants of the tyrant
did not do, in the most adequate way ,
the task that a blind obedience
had already determined?
The moral ambiguity expresses itself in chiasmus,
for an excellent desire
always turns to for the excellence of ambitions:
assimilating itself  to a controller.

6th day: “the being”.
… Living could be untenable
if behind the brutal darkness that submerges us
we could not see the dawns.
You cannot count on ephemeris:
to Be present is the Present of being;
to be Present in the present of the Being
is to be there. Do you see? I can do it too!

7th day: “the pleasure”.
… Just as the pleasure
the eternity is not negotiable;
and perhaps in that case it fulfills itself to the better,
when the thing, by now, does not concern you.
Now you know the origin of my hope.

8th day: “the religiousness”.
… And if a religion exists
the bond is inside us
since,  as you yourself learn,
the “fathers” can blunt it over,
but they cannot untie it
and not even tie it up.

9th day: “the suffering”.
... Your unheard of effort
is temerity without sense
and does not absolve you
from the cruel implications of your intemperance.
To oppose the ineluctable
increases the suffering,
making every gesture
a resentful complaint.

10th day: “the language”.
… It is my own experience to confide me
that the “nature” has the language of our intentions.
Consequently nothing is given forever
if we repel  the abuse of the “Big Lie
(or, the children, unbeknownst tho them,
will receive the gene of the error,
they will bear the consequences).

11th day: “the justice”.
… Until we will defend
only the right that benefit us
we will abuse the Norm;
since no inheritance constituted
by rules, sentences and traditions
will be able to seire the foundation,
the operating Substance in the Law:
the Spirit of Justice.

12th day: “the certainty”.
… Your disdain will not be of use to me,
neither to ignore the “law” will change my fate.
The accusations are clear, the reasons are obvious.
Do not get confused,
or when the life will escape from your hands
that which you refused because of pride
you will ask it in mercy.
Do not simulate limpid forecasts,
since your uncertainty is evident.
Therefore I tell you “remain”,
if you have decided to go,
and “go”, if it seems easier to stay,
but allow my conscience to
resolve its bonds.

13th day: “the freedom”.
… Look at yourself: the body is outside
and the mind in a cage,
therefore the eyes are amazed
observing the limbs
that believe to be free.

14th day: “the sizigia”.
… And searching, as someone who would
wants to gain an advantage,
woe to the fools that in greed distinguish
the “good” from “evil” and the “true” from the “false”,
because they decide by themselves
of this calamity that divides the State.
If the tool is damaged
do not persist: change it!
since for the same reason
are yourself divided.
To conciliate the “opposites”
is to resolve your first sizigia;
as for me I do not claim the rights,
but only a gesture of lapidary might
that is worth a thousand judgments.

15th day: “the truth”.
... And even if I were indicate to you
the more exact and meditated truth,
what would you make of it
if you cannot consult it?
If then you want to intend and honour it
I can only tell you how you can find it:
to apply  the response
you think about it.

16th day: “the knowledge”.
... The difference that you cannot see
is what does not appear:
until it does not open a passage,
in your conscience,
to know or not to know,
the border is evanescent.

17th day: “the synthesis”.
... Do not adapt the right to a perverse concept 
and the “virtue” of  the “law” to your adaptations.
 It is already the addition of numberless wills,
and will generate others.
Synthesize yourself, therefore,
and lead again the sense of my words
to the unity of the Norm.

18th day: “the waking”.
... Follow such a wisdom, and not mine,
because the Truth is not a formula
and it demands the present action,
a continuous waking of your conscience.
The advice is irrelevant,
but take care of yourself.

19th day: “the flowing”.
… He who affirms, “I am”
lies in open contradiction,
since the “I” must “I” have to untie himself
to affirm the I.
It is necessary that “you” be, until I am,
and it is necessary that “I” am, until  You are.
I am this one if you are this one
and you are this one if I am this one.
The Other is only (the Being).
Therefore flow.
 
20th day: “the overcoming”.
... First it was the observance of the “law”,
then it was the understanding, in the “law”,
finally it was the overcoming, of the “law”.
In order not to misuse the Law.

21st day: “the target”.
... Be afraid missing of the target,
since the “wise” that avoids death
either he does not know what he says
or he does not say all he knows.

 22nd day: “the counterfeiter”.
 … False promises lead to false conclusions,
and the final balance of our life
will be made by “others
while “they play” with every thing
without learning anything.
And they will call  “history”
this long forgery.
Well: recognize the enemies
of the humankind.

23rd day: “the abuse”.
... Since the will of  the “law
has forced the Norm,
the human “rule” is to force the “law”;
thus learn that the “justest law”
is conceived to being forced:
and this makes of you a slave,
because you flee poorly from
what you have freely accepted.

 24th day: “the transgression”.
... Your transgression without guilt
has strengthened the “law”,
but it is this deceptive escape
that makes itnecessary”.
Now your shame affects
the memory of the Other.

25th day: “the hangers-on”.
... And as if to crush his truce,
the Sleeper, woke itself from the not-existant,
evoking the Principle...
First was the Harmony,
That secretly working,
in the recesses of the Soul,
everywhere manifests itself to us
as a divine Couple.
Then the hangers-on came,
that doubting its wisdom
devised deceits;
until the man knew the excess,
pain, immoderation and distance,
the plague and pride of his fracture.
They said: “Until they will remain,
in the heart of the Norm, we will not be able to bend them.
Therefore let’s make a Law that separates
the Earth from the Sky; kind or species,
let's cut the links that join the limbs
for a divine purpose,
the truth its to origin.
We saturate of rituals the time of these creatures,
and since they cannot avoid
their Istinct, let... die out innocence:
the tendons corroded by continuous blows,
are perpetual slaves of their guilt.
They will multiply, yes, but will not grow:
nobody will ever be able to revive from the bitter poison,
furtive like thieves, in light and shadow.
If we will want this,
they will believe it is lawful to eat every two days,
rather than twice a day,
or with various astuteness we will lead them
to the insatiable voracity of the fool.
Therefore came king-priests,
then kings and priests,
and, finally, this multitude of “wise-men”
that oppresses the virtue with inane clamour.
What they call “sacred ”
is useless magniloquence,
but what they called “justice”
is the continuation of their arrogance.

26th day: “the profit”.
... Theological consequence of a logic crippled,
the devastating hypocrisy of conformity
will take you by the hand,
and the “racism of the spirit”
will be like the “spirit of racism”.
Call these “belongings”, if you want,
castes, oligarchies or parties,
institutions, religions or races,
but be cursed he who prevails
because the Other will be reduced to silence.
It is the tragic irony of illusions
to arrange the proscenium,
and you shall be corrupt before entering the scene.
The Diversity that cheers the Infinite
will be turned into diffidence, and you will be its enemy.
Egoism will learn the lesson
from its “older sons”: despicable mortals
will obliterate the archetypes and models
to manoeuvre “the gods”.
Look: everybody will turn to (god) Profit,
and there is no “law” that holds its infection.
The “controller” has lost the control,
it is a global Sacrifice.

27th  day: “the learning”.
... Perhaps you heard more than could tell.
Happy is the person who after learning
had the chance to forget
all things not essential.

28th day: “the crippled logic”.
... But the absence of proofs is not proof of absence,
and in what holiest comes true, Man,
I will be fulfilled.
Do not offer “pretexts”.
Therefore do not adapt yourself to this immobilism
that you call “revolt”:
man’s nature thakes is taken care of
from the inside of man…
Be temperate, therefore, and convert your mind,
because the “State” has the murky aspect
of your hidden thoughts.
Put your ear to my secret intent
until the action confirms my proposition:
is not the “rule” to change the world
but its exception,
if the rule wants my escape from death.
Then you will know that only a Word
pushes with such force every pretense
that violence will fall  down from your hand
and fear from your chest.
Do not favour the crippled logic, Critone.
(Drinks the hemlock.)

 

 THE EPILOGUE:
“THE WITNESS”.

... Somebody has the gift of eloquence,
others only the eloquence of a natural Gift:
defamatory justice,
repugnant judgment.
The ship of State returns home,
from its annual journey, from oracle to Delos,
but I fear for the city:
the Gods do not speak to Athens.
Now the circle of fate is closed,
but Socrate is beyond;
thus read my story as you want,
there is neither end nor beginning.
And while the wheel runs,
over the twelve signs,
he is the hidden centre, a seed,
he who does not manifest himself and contains them.
The “good action” does not subsist,
in my opinion,
but a good Work remains.
This I dedicate
to the more chaste and more truthful Love.
(He exit crying.)

L'Autore si scusa per le carenze del testo inglese, non essendo la traduttrice un letterato e il letterato un traduttore.
In attesa di una revisione completa della traduzione, il testo Ŕ stato ampiamente corretto dal Professor Sandro Sticca
della Binghamton University of New York (31 luglio 2010).